Blog

ENPAF VS DISOCCUPATI

admin Nessun commento

Riceviamo e pubblichiamo, su richiesta di una collega, la lettera che descrive il suo problema con Enpaf. Vi chiediamo di riflettere sull’illogicità di questo anacronistico sistema previdenziale, sui danni che produce. Domandatevi: chi vuole e a chi fa comodo questo “status quo”? Una cosa è certa, questa testimonianza non è che la punta dell’iceberg di numerose situazioni di disagio create da Enpaf.

LA LETTERA
Arrivare a metà maggio con l acqua alla gola per cercare al più presto un lavoro e di poter evitare di pagare quelle 2.301€ non è proprio il massimo… Laureata dal 2013 non ho trovato lavori che mi potessero garantire la riduzione Dell 85% e quindi ho usufruito del contributo di solidarietà per 5anni. Quest’anno invece la sorpresa! Disoccupata, con due bimbi piccolini e cercando sempre di trovare un lavoro magari part time, arrivano questi 3bollettini micidiali.. Non so proprio con che logica si possa fare una cosa del genere.. Ho sbagliato a non essermi cancellata entro dicembre dall’ordine.. Convinta che un lavoretto usciva.. E invece mi sono sentita dire che a 32anni e senza esperienza preferisco una neolaureata di 27anni per le tasse diverse che si pagano!! Chi dovrei ringraziare? Che amarezza… Dopo anni di studio.. Di ambizioni… E di sogni… Tutto dovrebbe finire..?!? Sono proprio amareggiata… E dispiaciuta..

Sara D.P

I FARMACISTI DIPENDENTI, TRA PREVIDENZA E PROVVIDENZA

admin 2 commenti

Il COMITATO NO ENPAF ha come unico scopo la abolizione dell’obbligatorietà della iscrizione ad ENPAF, che avviene ad oggi contestualmente alla abilitazione all’esercizio della professione.

All’interno della macro-categoria dei farmacisti dipendenti, esiste una grande eterogeneità di situazioni che include lavoratori part-time, precari e disoccupati.

Questa varietà di condizioni si viene presto a scontrare, però, con l’univoco e pavido atteggiamento dell’Ente Previdenziale ENPAF: RISCUOTERE.

I farmacisti dipendenti che decidano di chiedere una riduzione della quota contributiva, hanno due opzioni:

  • versare il “contributo di solidarietà”: si tratta di donare un contributo a fondo perduto, vale a dire non utile a fini pensionistici. (la semplice constatazione che si tratti di un contributo a fondo perduto, lo rende ipso facto un vero e proprio obolo)
  • Versare un contributo ridotto dell’85% per ogni anno di lavoro:
    720€ all’anno ad ENPAF per avere 50€ di pensione mensile a 68 anni, a condizione di avere 30 anni di versamenti e 20 di esercizio .
I tre bollettini che ENPAF invia a chi abbia richiesto di poter pagare una quota “ridotta” dell’85%



L’INTENZIONE DEL COMITATO NO ENPAF

Le iniziative che il Comitato intraprende sono volte al raggiungimento dell’unico obiettivo auspicabile: ottenere che l’obbligo di iscrizione all’ENPAF venga imposto solo a coloro che esercitano l’attività professionale e siano privi di altra copertura previdenziale.


“Cominciate col 
fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile.”

San Francesco d’Assisi



Alcune testimonianze di Farmacisti vessati da ENPAF

admin Nessun commento

Nell’animo dei farmacisti dipendenti e disoccupati, letteralmente vessati da ENPAF, c’è un misto di rabbia e disperazione per la violenza che ENPAF perpetra nei loro confronti.

C’è chi è costretto ad emigrare, chi a cancellarsi dall’ordine e ripiegare su qualsivoglia altro lavoro, chi deve fare costose trasferte solo per raggiungere i proverbiali “6 mesi ed un giorno” di lavoro con il solo ed unico fine di non perdere la riduzione del 3%, chi deve fare straordinari insostenibili esclusivamente per poter pagare le cartelle EQUITALIA/ENPAF…

Ma nei loro animi c’è anche, e sopratutto, grande determinazione e voglia di vedersi riconosciuti nella loro professionalità e nei loro sacrosanti diritti.

TUTTO QUESTO E’ ENPAF.

Comitato NO-ENPAF per farmacisti dipendenti e disoccupati: insieme si può!

PERDITA “BONUS DISOCCUPATI ENPAF” DOPO I 5 ANNI DI DISOCCUPAZIONE.

admin 1 commento

LA NORMA E IL CAOS.

Nella foto sotto è riportata la lettera che ricevono i farmacisti disoccupati che stanno per superare i 5 anni di disoccupazione.

Quello che emerge è che NON viene chiaramente spiegato nella lettera che la riduzione non viene persa se negli anni successivi al 5° di disoccupazione si lavora annualmente per più di 6 mesi e un giorno o per la metà più un giorno del periodo di iscrizione all’Albo.

Ad esempio: l’iscritto a gennaio 2019 lavora nei mesi interi di gennaio e febbraio, smette di lavorare il 1 marzo e poi a fine di marzo si cancella avendo quindi il requisito di lavoro per la metà più un giorno del periodo di iscrizione, e quindi non perde la riduzione.

Quindi: è previsto, ma non scritto chiaramente da nessuna parte, che esiste la possibilità di pagare la quota ridotta dell’85% o quella di solidarietà anche per brevi periodi lavorativi purché questi coprano più del 50% del periodo di iscrizione all’albo. Molti colleghi sono ignari di questo.

Perché ciò non viene esplicitato nella lettera?

Perché questa informazione deve essere estrapolata dal regolamento dall’iscritto o spesso non viene fornita da chi dovrebbe farlo?

In verità anche nel regolamento ENPAF non viene detto A CHIARE LETTERE che anche in caso di iscrizioni SUCCESSIVE alla PRIMA, dopo una cancellazione dall’albo, si può avere la riduzione, se in possesso dei requisiti, anche in un periodo limitato di iscrizione all’albo, all’interno di una anno solare.

Da un’interpretazione letterale del regolamento sembra non essere così: “Per avere diritto a chiedere la riduzione o il versamento del contributo di solidarietà è necessario che l’iscritto si trovi in una delle condizioni di cui ai commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6 del presente articolo per un periodo di durata pari, anche per sommatoria, ad almeno sei mesi e un giorno all’ interno dello stesso anno solare ovvero ad almeno la metà più un giorno del periodo di prima iscrizione.”

Si parla sempre e solo di PRIMA iscrizione…Molti colleghi quindi ritengono erroneamente, ma da un’interpretazione “letterale “del regolamento, che superati i 5 anni di disoccupazione in assenza di un lavoro superiore a 6 mesi e un giorno si paghi la quota al 50% e quindi o si allontanano dalla professione rinunciando a lavori di breve periodo, o rimangono iscritti all’albo tutto l’anno nella speranza di lavorare, ma dovendo poi pagare 2,200€ ad ENPAF da disoccupati o precari se non hanno lavorato per più di 6 mesi e un giorno.

Precisato tutto questo, ci chiediamo che senso abbia un regolamento così complicato e se in fondo un regolamento così pasticciato non serva ad ENPAF solamente a fare cassa. Questa norma “perdita bonus disoccupati” non danneggia i titolari di farmacia, ma danneggia i farmacisti precari, i disoccupati e i giovani che passano dalla quota ridotta o di solidarietà alla quota al 50%, e che spesso dopo i 5 anni di disoccupazione abbandonano la professione scomparendo dalle statistiche. Se si tenesse anche conto della disoccupazione dei colleghi che hanno superato i 5 anni, verrebbe fuori un quadro drammatico dei livelli occupazionali per i laureati in farmacia. Forse coloro che sono deputati a cambiare e ammodernare la nostra professione preferiscono dipingere quadri non troppo disastrosi con l’unico fine di mantenere lo status quo?

SOLO NEL 2018 SI SONO CANCELLATI PER VARI MOTIVI DAGLI ORDINI DEI FARMACISTI ITALIANI BEN 2474 COLLEGHI AL DI SOTTO DEI 60 ANNI.

Il bilancio Enpaf 2018 si chiude con 110 milioni di utile e una riserva legale superiore ai limiti richiesti

admin Nessun commento

Il bilancio dell’ENPAF dell’anno 2018 si chiude con un utile di 109,9 milioni di euro.

Peccato però che per legge la riserva legale che deve assicurare il pagamento delle pensioni corrisponda ad almeno 5 anni (in assenza di contributi).

ENPAF ha una riserva pari a circa 16 annualità, tre volte superiore ai limiti richiesti dalla normativa.

Questo è quanto riportato, ORGOGLIOSAMENTE, da ENPAF in occasione della chiusura dell’anno 2018.

http://www.farmacista33.it/pensioni-farmacisti-bilancio-enpaf–milioni-di-utile-e-riserva-legale-superiore-ai-limiti-richiesti/politica-e-sanita/news–47984.htmlfbclid=IwAR1B9WmH7yEab4c6sE7lA5uIKdMf4OvERo92E9lRZNl9cvBtQSuhdfSgHiU

Articolo di FABIO LUGANO.

admin Nessun commento

Quando nel dopoguerra, in mancanza di un servizio sanitario e previdenziale generalizzato, vennero approvate ed incentivate le mutue per le diverse categorie professionali, fu un grande avanzamento sociale. L’introduzione della sicurezza sociale generalizzata, tramite l’INPS da un lato ed il Servizio Sanitario nazionale dall’altro, hanno reso superflui questo tipo di copertura previdenziale. Avrebbero potuto evolversi in forme volontarie, o mutualistiche, di previdenza integrativa ed alcune lo hanno fatto, ma altre si sono trasformate solo in una pietra al collo per i loro iscritti. Prendiamo il caso dell’ENPAF, Ente Previdenziale per i Farmacisti, sia lavoratori autonomi sia dipendenti. Perchè chi lavora in una farmacia come dipendente, almeno in teoria, iscritto all’albo dei Farmacisti, anche se per motivi economici, le farmacie cercano di affiancare normali commessi. Ora le norme dell’ENPAF furono scritte quando il lavoro, sia autonomo sia dipendente, del farmacista era altamente professionalizzate e remunerato. Quando l’élite di ogni paese italiano era composta dal dottore, dal sindaco, dal maresciallo dei carabinieri e dal parroco. Ora l’attività del farmacista è stata economicamente svilita dal moltiplicarsi delle concessioni rilasciate da uno stato affamato di denari e dal nascere di forme di distribuzione alternative. Ora se la copertura delll’ENPAF può avere ancora senso per i proprietari delle farmacie, questa risulta un peso fortissimo per chi lavora come dipendente: •prima di tutto il peso dei contributi ENPAF spesso è tale da quasi raggiungere una mensilità retributiva netta, mettendo in difficoltà gli iscritti dipendenti; •in secondo luogo in caso di licenziamento o di sospensione dell’attività subentra una sospensione, ma solo limitata a cinque anni, per cui un farmacista che abbia difficoltà a trovare lavoro rischia di dover pagare contribuzioni su un reddito che non percepisce. Le forme di riduzioni al 50% ed 85% sono infatti limitate nel tempo; •i contributi sono obbligatori, in caso di mancato pagamento si riceve una cartella, con quello che ne consegue; •I tempi previsti per la maturazione del diritto previdenziale, ultraventennali minimi, sono ormai poco compatibili con un mondo in cui la continuità lavorativa è un mito e già tre anni di versamenti sono spesso un obiettivo inarrivabile. Perchè viene mantenuta in vita in modo così restrittivo, una cassa di questo genere? Semplicemente perchè “Qualcuno” deve pagare le pensioni di chi ne usufruisce. Secondo quanto abbiamo saputo i circa 250 milioni di entrate, fra contributi del SSN e degli iscritti all’albo, non vanno in nessuna attività se non le pensioni e le spese di gestione, ma, nello stesso tempo, questo ente contributivo è diventato un peso insormontabile per la categoria. Nessuno ne vuole parlare, ma bisognerà pensare ad una riforma prima che un ente assistenziale si trasformi in una pietra tombale.

L’articolo di Fabio Lugano sulla condizione dei farmacisti dipendenti e disoccupati ed il loro rapporto con ENPAF

Istituzione del Comitato NO ENPAF (per farmacisti dipendenti e disoccupati)

admin Nessun commento

IL 9 APRILE 2019 NASCE il COMITATO SPONTANEO “NO ENPAF OBBLIGATORIO PER I FARMACISTI DIPENDENTI E DISOCCUPATI”.

La manifestazione del 9 Aprile in Piazza Montecitorio a Roma contro l’obbligo Enpaf per i farmacisti dipendenti e disoccupati ha visto la partecipazione dei colleghi da tutta Italia.

Durante la manifestazione è ufficialmente nato il Comitato e sono stati eletti Presidente il dott. Giancarlo Landi, Vice Presidenti. dott.ssa Patrizia Mallevadore e dott.ssa Arianna Scala.

In giornata una delegazione del Comitato è stata accolta dalla Senatrice Nunzia Catalfo Presidente della 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) e nell’incontro sono state illustrate le principali criticità Enpaf relative ai farmacisti dipendenti e disoccupati. Sempre in giornata è stata avviata dal Comitato una petizione online contro l’obbligo Enpaf, che in sole 24 ore ha raggiunto oltre 1000 sottoscrizioni.  Per firmare: