RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO QUESTA LETTERA.  UN’ALTRA DENUNCIA DELL’ ENORME DIFFICOLTA’ IN CUI I NOSTRI ISCRITTI VERSANO, A CAUSA DI ENPAF, NELL’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI FARMACISTA COLLABORATORE.

Salve a tutti,  sono un farmacista dipendente e vorrei comunicare un disagio tremendo che, a causa di interessi malsani, sembra non riesca a sfondare il proverbiale muro di gomma.

Quando mi sono abilitato all’esercizio della professione e mi sono iscritto all’Ordine dei Farmacisti, sono stato iscritto d’ufficio anche ad ENPAF, un secondo ente previdenziale obbligatorio che affianca la nostra previdenza di primo pilastro (INPS). ENPAF è un Ente Previdenziale a prestazione fissa, il che vuol dire che richiede immediatamente il pagamento della quota massima di 4500 euro/anno a tutti i farmacisti abilitati, i quali in un secondo momento possono chiedere una riduzione dell’85% (720 euro/anno per avere, dopo 30 anni, una pensione integrativa di 50 euro/mese) oppure chiedere di pagare un “contributo di solidarietà” di circa 180 euro all’anno (non utile a fini pensionistici, di fatto “a fondo perduto”). Pur risultando stagista per sei mesi post-lauream e successivamente dipendente di farmacia, per una serie di disguidi, ENPAF non ha recepito la mia volontà di aderire alla riduzione (quale farmacista neolaureato pagherebbe 4500 euro/anno senza aver mai lavorato?!?) ed ha applicato la quota massima di 4500 euro per i primi due anni di attività professionale.

Il risultato è stato disastroso: una cartella esattoriale di oltre diecimila euro ad un farmacista appena laureato, con l’unica motivazione del “non rispetto” del criterio temporale, pur avendo i requisiti richiesti per accedere alla riduzione. Con il tempo, sono venuto a conoscenza di tutto un sottobosco di azioni di ENPAF nei confronti dei farmacisti dipendenti, la più palese delle quali è la seguente: se un farmacista non riesce a mantener il proprio lavoro per 6 mesi ed un giorno , ENPAF gli chiede 2240 euro/anno, facendo quindi pagare il farmacista che sia disoccupato, il quale resta comunque iscritto all’Ordine dei Farmacisti (con il solo fine di risultare competitivo in ambito professionale), ma è alla continua e DISPERATA ricerca di un lavoro.

Ho conosciuto centinaia di colleghe che si impegnano a lunghe e costose trasferte al Nord, lasciando a casa figli piccoli e marito esclusivamente per raggiungere i proverbiali “6 mesi ed un giorno di lavoro” per non pagare quella esosa quota.

Conosco colleghi numerosi che si sono visti costretti ad espatriare per esercitare questa splendida professione senza l’obolo di ENPAF, così come molti altri si sono cancellati dall’ordine andando a fare chissà quale lavoro non inerente al percorso di studi.

Dal canto mio, una lunga e costosa rateizzazione mi consente di sopravvivere, restando in me il profondo senso di ingiustizia e delusione nei confronti di un Ente che nasce per chi non possiede INPS come previdenza di primo pilastro (TITOLARI E LIBERI PROFESSIONISTI, quindi) ma che di fatto impoverisce una categoria di professionisti che già lavorano in condizioni di disagio (paga oraria lorda di 10,40 euro ed un contratto scaduto nel 2013 e mai rinnovato). L’assurdità consiste nel fatto che ad oggi, in Italia, i professionisti iscritti ad un albo sono obbligati all’iscrizione alla cassa di categoria solo quando liberi professionisti: MA CIO’ NON VALE PER NOI FARMACISTI!

La rateizzazione del debito ENPAF che il nostro iscritto ha richiesto ad Equitalia

Come si può pensare che un disoccupato debba pagare comunque un contributo di solidarietà e, se non trova lavoro per 5 anni, anche un contributo di 2200 euro/anno? Come si fa a sentirsi dei professionisti al servizio della salute dei cittadini in queste condizioni quando le casse di categoria di altre professioni (commercialisti, veterinari, ingegneri) sono state abolite anni fa, ma non la nostra?

Da quando mi sono iscritto a questo comitato, ho sentito di non essere più solo in questa triste battaglia.

Il COMITATO NO ENPAF PER FARMACISTI DIPENDENTI E NON TITOLARI si sta impegnando per aiutare me ed i miei colleghi in queste disperate situazioni. SIAMO DISPERATI, I NOSTRI REFERENTI NON CI ASCOLTANO, I SOLDI CONTANO PIU’ DEI NOSTRI DIRITTI E DELLA NOSTRA DISPERAZIONE.

Grazie per il tempo dedicato alla lettura di questa richiesta di aiuto, distinti saluti,

D.P. Farmacista italiano…ma presto all’estero

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4 commenti

Carlo De Vitis 18 Maggio, 2019 alle 10:30 pm

Collega, sono veramente rammaricato per quanto ti è accaduto.
Posso solo dire che è vergognoso ed illegale quando questo ente fa nei nostri confronti.
Andate avanti così. Saremo sempre di più .
Basta enpaf !!!!!!

Patrizia Mallevadore 18 Maggio, 2019 alle 10:36 pm

Assolutamente ingiusto. Oltretutto in altre casse per i ritardi di comunicazione sono previsti more, ma non quote massime.

Calogero Passerino 20 Maggio, 2019 alle 1:07 pm

Carissimo collega, sono dalla tua parte al 1000×1000! Purtroppo questa, come migliaia e più testimonianze/situazioni come la tua, rende palese assolutamente, come in realtà ci troviamo difronte ad un sistema sostanzialmente ladro, che, accanendosi persino contro chi non lavora, con modalità al limite della persecuzione, pretende solo, e mai da, se non delle briciole. Mettiamoci in testa che combattiamo contro un brutto cancro che è duro da estirpare, perché al vertice c’è “gente” a cui interessa solo mantenere lo “status quo”, che contraddistingue questa professione chiusa che fa sempre e solo gli interessi della casta. La speranza, se non si vuole mollare questa professione, e magari guadagnarci in salute e rispetto per se stessi, è: PERSEVERARE CON L’OBIETTIVO FINALE E NON MOLLARE! Hai la mia solidarietà

Annunziata Cibelli 21 Maggio, 2019 alle 9:46 pm

Farmacisti uniamoci. Alziamoci per rimetterci in piedi

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