Il COMITATO NO ENPAF ha come unico scopo la abolizione dell’obbligatorietà della iscrizione ad ENPAF, che avviene ad oggi contestualmente alla abilitazione all’esercizio della professione.

All’interno della macro-categoria dei farmacisti dipendenti, esiste una grande eterogeneità di situazioni che include lavoratori part-time, precari e disoccupati.

Questa varietà di condizioni si viene presto a scontrare, però, con l’univoco e pavido atteggiamento dell’Ente Previdenziale ENPAF: RISCUOTERE.

I farmacisti dipendenti che decidano di chiedere una riduzione della quota contributiva, hanno due opzioni:

  • versare il “contributo di solidarietà”: si tratta di donare un contributo a fondo perduto, vale a dire non utile a fini pensionistici. (la semplice constatazione che si tratti di un contributo a fondo perduto, lo rende ipso facto un vero e proprio obolo)
  • Versare un contributo ridotto dell’85% per ogni anno di lavoro:
    720€ all’anno ad ENPAF per avere 50€ di pensione mensile a 68 anni, a condizione di avere 30 anni di versamenti e 20 di esercizio .
I tre bollettini che ENPAF invia a chi abbia richiesto di poter pagare una quota “ridotta” dell’85%



L’INTENZIONE DEL COMITATO NO ENPAF

Le iniziative che il Comitato intraprende sono volte al raggiungimento dell’unico obiettivo auspicabile: ottenere che l’obbligo di iscrizione all’ENPAF venga imposto solo a coloro che esercitano l’attività professionale e siano privi di altra copertura previdenziale.


“Cominciate col 
fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile.”

San Francesco d’Assisi



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2 commenti

david 12 Maggio, 2019 alle 6:40 pm

basta enpaf!

daria 12 Maggio, 2019 alle 6:45 pm

è incredibile pagare inps ed enpaf insieme!

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