Blog

ENPAF: dissuadere un uomo dalle sue convinzioni non è mai stato così facile

admin Nessun commento

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di un collega che ci mostra quanto l’ENPAF, ancora una volta, sia l’unico responsabile della rinuncia dei nostri professionisti alla iscrizione al proprio Ordine, e conseguentemente all’esercizio della professione.

Mi sono iscritto all’Ordine dei Farmacisti di Napoli nel mese di Febbraio 2017, ed in quella occasione ho presentato la domanda di riduzione ENPAF.

Ho attestato di essere dipendente pubblico a tempo indeterminato con il profilo di C.P.S. Infermiere, quindi soggetto ad altra previdenza.

Ho allegato tutti i documenti  richiedendo di poter pagare il minimo previsto da statuto ENPAF perchè, pur non esercitando la professione di Farmacista, ero unicamente interessato ad essere iscritto all’Ordine dei Farmacisti , il mio Ordine.

Nel mese di Settembre, però, l’ENPAF mi ha inviato i bollettini da pagare: la cifra totale si aggirava intorno a circa 2300 euro.

A questa richiesta, ho inviato ad ENPAF una PEC richiedendo spiegazioni per tale cifra, e mi fu risposto che pur non avendo un reddito abbastanza alto da permettermi il pagamento di una cifra tale, avrei dovuto comunque pagare perchè non esercitavo la professione di farmacista.

Il giorno successivo mi sono recato all’Ordine e ho proceduto alla cancellazione.

In fin dei conti alla fine la mia iscrizione all’Ordine è durata solamente sette mesi , mi è costata molto denaro ed altro ancora me ne costa.

Ad oggi, infatti, mi ritrovo una cartella esattoriale da parte dell’ Agenzia delle Entrate, con un piano di rateizzazione della durata di 4 anni.

Ritengo profondamente ingiusto ciò che mi è stato fatto, perchè mi sono sempre sentito un farmacista, ed ora pago conseguenze disastrose solo per aver avuto un forte senso di appartenenza ed orgoglio nei confronti dell’Ordine dei farmacisti.

S. C.

Manifesto ufficiale del Comitato No Enpaf

admin Nessun commento

Presentiamo a tutti i nostri iscritti il MANIFESTO UFFICIALE DEL COMITATO NO ENPAF, al fine di render noti i principi ispiratori ed il programma del nostro Comitato.

Invitiamo, pertanto, tutti gli iscritti a condividerlo e diffonderlo, anche attraverso i rispettivi Ordini Provinciali di appartenenza.

“Fissare degli obbiettivi è il primo passo per trasformare l’invisibile nel visibile”

Dal genio creativo di ENPAF: “ENPAF E LA TRAPPOLA DEL TEMPO”

admin Nessun commento

Attenzione al regolamento “TRAPPOLA” ENPAF!

Riportiamo una sinossi del criptico ARTICOLO 21 del regolamento ENPAF. 

Per mantenere o chiedere la RIDUZIONE, è necessario avere il requisito di un lavoro di farmacista dipendente o il requisito di disoccupazione certificata dal centro per l’impiego ( o la somma delle 2 condizioni) per 6 mesi e un giorno in un anno solare, o per la metà più uno del periodo di iscrizione all’Albo in un anno non intero. Per mantenere o chiedere la RIDUZIONE, è necessario avere il requisito di un lavoro di farmacista dipendente o il requisito di disoccupazione.

Ricordiamo che perdere la riduzione (o l’accesso ad essa) si traduce nel pagare ad ENPAF 2.300€ O 4.559€ a seconda della situazione.

Dopo 5 anni di disoccupazione si perde, in ogni caso,  il requisito della disoccupazione e rimane solo quello di lavoro dipendente per poter avere la riduzione.

Quindi: chi supera i 5 anni di disoccupazione è costretto a cancellarsi dall’Albo per non pagare 2.300€ a ENPAF, salvo poi reiscriversi solo quando trova lavoro come farmacista, per poi  cancellarsi nuovamente quando finisce di lavorare.

Tutta questo solamente con lo scopo di avere il requisito di lavoratore dipendente per un tempo pari al 50% +1 del periodo di iscrizione all’Albo, avendo perso il requisito di disoccupazione  dopo 5 anni.

Purtroppo questa gimkana di cancellazioni ed iscrizioni obbliga il farmacista disoccupato ogni volta a pagare la tassa governativa nazionale di 168€ quando si deve reiscrivere all’Albo per poter lavorare.

SI RICORDA CHE IL REGOLAMENTO ENPAF PREVEDE CHE: 

La scadenza dell’invio della documentazione (30/09 e 31/12) per i neo-iscritti è perentoria, ed il suo superamento comporta l’attribuzione della quota intera cioè 4.559€ all’anno.

VI INVITIAMO, COLLEGHI, A COMBATTERE PER L’ABOLIZIONE DI QUESTA ABERRAZIONE CONTRIBUTIVA, IL CUI REGOLAMENTO CONTORTO RIESCE OGNI ANNO A FAR CADERE IN ERRORE CENTINAIA DI COLLEGHI NEOISCRITTI E DISOCCUPATI, CON IL SOLO ED UNICO RISULTATO DI ROVINARGLI L’ESISTENZA CON DEBITI ENORMI, ED IL SOLO ED UNICO FINE DI  ARRICCHIRE L’ENTE.

ENPAF: SE FOSSIMO DAVVERO LIBERI, NON AVREMMO BISOGNO DI VIE DI FUGA

admin 1 commento

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO UNA ULTERIORE DIMOSTRAZIONE DI COME TROPPO SPESSO ENPAF SI CONFIGURI COME OSTACOLO ALL’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI FARMACISTA

Sono una farmacista iscritta all’Albo a luglio 2017.

Ho iniziato a praticare la professione di farmacista con uno stage di 6 mesi promosso dalla regione Toscana attraverso l’iscrizione al Centro per l’impiego. Tale periodo di stage veniva retribuito con un contributo spese mensile di 500€.

L’iscrizione all’albo dei farmacisti prevede necessariamente l’iscrizione all’ENPAF con possibilità di riduzione dell’85% della quota intera e quindi il pagamento di una quota a fondo perduto detta “contributo di solidarietà” di circa 180€ annui (a fronte del contributo intero di 4500€/anno versato dai titolari di Farmacia).

Avendo io diritto alla riduzione contributiva (in quanto disoccupata iscritta al centro per l’impiego), ho chiesto al momento dell’iscrizione,sia all’ordine dei farmacisti sia telefonicamente all’ENPA,F in che modo dovessi io comunicare il mio stato di disoccupazione all’ente.

Entrambi mi suggerirono di ASPETTARE  e di inviare la documentazione relativa solo quando avessi ricevuto il primo bollettino (che mi sarebbe stato inviato nel 2018) con la quota intera da pagare per i primi due anni d’iscrizione 2017 e 2018.

Quindi aggiunsero che avrebbero registrato la mia condizione e mi avrebbero mandato un secondo bollettino con l’importo corretto esclusivamente dopo aver ricevuto la mia documentazione.

Il tempo passa, il lavoro cambiava ed io decisi di non praticare piú la professione di farmacista collaboratore a metà del 2018, altra condizione che dà diritto ad una riduzione contributiva, per altro.

A ottobre 2018 mi fu recapitato un bollettino di 9048€ a cui io ingenuamente risposi , come mi era stato indicato precedentemente, con la richiesta di riduzione contributiva…

TALE RICHIESTA DI RIDUZIONE NON FU ACCETTATA perchè era scaduto il termine per presentarla: il 30 settembre!

Quindi, nonostante il primo bollettino di Aprile (al quale io avrei potuto rispondere chiedendo una riduzione!) non mi sia stato mai inviato, la mia richiesta di riduzione contributiva non fu MAI accettata .

Gli avvocati non hanno accettato la mia richiesta di ricorso sostenendo di non avere alcuna possibilità di vincere questa causa e io mi trovo momentaneamente senza possibilità di praticare la professione e con un debito di oltre 10000€ da pagare attraverso le cartelle esattoriali…

Fu così che, nel Dicembre 2018, non ho avuto altra scelta che cancellarmi dall’Ordine.

C.G.C.

ENPAF: TENTARE E’ LECITO…PROVOCARE E’ RISCHIOSO!

admin Nessun commento

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA TESTIMONIANZA DEI TENTATIVI SPREGIUDICATI DI ENPAF NEI CONFRONTI DEI SUOI ISCRITTI

Mi chiamo Fabrizio Picciolo e sono iscritto all’ordine provinciale di Taranto. Vi racconto la mia “storia” con Enpaf sperando che possa dar conforto a qualcuno.

Nel 2016, comunicavo all’ente il cambio di contratto da una farmacia, ad un’altra.

Lo stesso mi informava che per l’emissione del bollettino avrebbe avuto bisogno della presa visione del 730 o della mia busta paga.

Premetto che il mio titolare si rifiutò di compilarmi il modello LD1.

Informai l’Enpaf che sarebbe stata sufficiente un’autocertificazione e che per motivi di privacy, non erano tenuti a vedere nulla! Purtroppo loro, essendo ente privato e non pubblico (seppur agendo da pubblico), non avrebbero potuto accettarla.

Gli risposi che questo era solo un loro problema e che l’autocertificazione era l’unica informazione che potevo fornire loro.

Qualche mese dopo, con posta ordinaria, mi arrivò una lettera con soli 3 bollettini MAV di circa 2900 euro da pagare. Inutile dirvi che cestinai il tutto, non essendo né una raccomandata né vi era presente una lettera d’accompagnamento.

Fu così che nel Giugno del 2017, tramite pec, mi fu notificata una cartella esattoriale di circa 14mila euro!

Prontamente bloccata con il legale, a seguito di mia comunicazione, lo stesso ente mi inviava il solo bollettino di euro 176 in luogo della cartella esattoriale. “Approvavano” lo sgravio. Pagai a Febbraio del 2018. La causa si concluse l’8 Novembre del 2018, dove, sia Enpaf che Agenzia delle entrate, di fronte al giudice del tribunale del lavoro di Taranto, mi chiedevano la somma per intero con rigetto e vittoria di spese, nonostante avessero, in separata sede, approvato lo sgravio.

Fortunatamente, il giudice mi dette ragione informando le parti convenute della assurdità della richiesta.

Successivamente, inviai una pec all’ente e al mio ordine esprimendo le mie perplessità sulla buona fede dell’Enpaf e di quanto era accaduto. In mancanza di un loro riscontro, sarei stato autorizzato a sospendere qualsivoglia pagamento nei loro confronti, dal momento che chiedevo loro che mi mettessero per iscritto che nulla più dovevo.

Ad oggi non ho avuto risposta e non ho ancora pagato nulla.

Tenevo a sottolineare come, l’Enpaf, ci “provi” a spaventare con questo modus operandi.

Ma il loro statuto non supera la legge italiana!

Colleghi ricordate questo. In ogni caso, mi rendo disponibile, come già accade col mio ordine, ad aiutare, per quanto possibile, chiunque abbia problemi con questo ente di beneficenza.

dr. Fabrizio Picciolo

Clicca qui per la Video testimonianza completa

https://www.youtube.com/watch?v=S5Kw2xODzJs

ENPAF: DISOCCUPAZIONE E ABERRAZIONE

admin Nessun commento

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO UNA TESTIMONIANZA DELLE IRRAGIONEVOLI DIFFICOLTA’ CHE ENPAF PROVOCA AI FARMACISTI DISOCCUPATI

Salve a tutti, sono una farmacista dipendente, e vorrei raccontare la mia storia con ENPAF.

Mi laureo nel 2006 e mi abilito nel Giugno del 2007.

Mi iscrivo all’Ordine dei Farmacisti con l’intenzione di essere subito disponibile a lavorare come farmacista e d’ufficio vengo iscritta al nostro ente di previdenza ENPAF.

2007-2011: per 5 anni resto inoccupata ma sempre fiduciosa di trovare lavoro, e per questa ragione rimango iscritta all’Albo dei Farmacisti. Mi viene consigliato di pagare per 5 anni consecutivi il contributo ridotto all’85% (cioè 700 euro all’anno) e non quello di solidarietà, al fine di avere un ritorno previdenziale. In realtà apprenderò, più tardi, che mi sarebbero serviti comunque 30 anni di versamenti e 20 di esercizio per avere una piccola pensione…

Ho realizzato subito che mi stavano privando di una grande quantità di denaro che avrei potuto impiegare per la mia famiglia, le mie tre figlie ed il mutuo di casa.

Passati i fatidici 5 anni di disoccupazione, inizio una lotta contro il tempo, perché pur vivendo in una terra meravigliosa come la Sicilia, non riesco a trovare un lavoro da farmacista collaboratore.

2012: lavoro per qualche mese ma non supero i 6 mesi di occupazione e pertanto pago ad ENPAF 2200 euro.

2013: sono disoccupata e pago ad ENPAF 2.200 euro.

2014: trovo lavoro come informatore scientifico del farmaco con un contratto di procacciatore d’affari senza partita iva a provvigioni, ma ENPAF per quell’ anno mi considera libera professionista in quanto il contratto non specificava trattarsi di una prestazione subordinata e mi manda i bollettini con la quota intera (4.400 euro). Purtroppo non ho tutto quel denaro (del resto sono disoccupata da anni!), ma ENPAF pensa bene di riscuotere quella somma tramite Equitalia, e mi arriva una cartella esattoriale per gli anni 204-2015 di 8.800 euro (più sanzioni) da pagare entro 60 giorni.

Per l’anno 2015 presento domanda di riduzione per disoccupazione involontaria…alla fine pago ad ENPAF 6.186,10 euro.

2016 – 2018: lavoro per 6 mesi ed un giorno e quindi riesco a pagare il contributo di solidarietà da dipendente (189 euro).

2019: sono con l’acqua alla gola, perché se non trovo lavoro entro Giugno sarò costretta da ENPAF a pagare la quota al 50% (2200 euro) pur essendo disoccupata (con tre figlie e un mutuo da pagare, ribadisco).

Mi trovo di fronte a un bivio a questo punto: fare le valigie e partire in cerca di lavoro o cancellarmi dall’ordine definitivamente e non poter più esercitare la professione di farmacista tanto amata e ambita??

E’ pur vero che oramai siamo a Maggio e quindi non faccio più in tempo a cancellarmi perché anche un solo giorno d’iscrizione nell’anno solare mi costringerebbe a pagare la quota ENPAF intera…

E allora decido di inoltrare la mia disponibilità al lavoro a tutti gli ordini professionali d ’Italia e fortunatamente mi arriva una chiamata da Roma, proponendomi un contratto di sei mesi e una settimana: decido quindi di fare le valigie, lasciare la famiglia e partire alla volta di Roma.

Partirò a giorni, lasciando ai nonni le mie figlie, e portando con me solo ed esclusivamente un profondo senso di frustrazione per essermi dovuta separare dalla mia famiglia semplicemente per non dover regalare altri soldi ed ENPAF.

S.V. Farmacista per passione

Comitato NO ENPAF…semplicemente giusto!

admin 2 commenti

https://www.youtube.com/watch?v=EflFzjYqMfk

I NOSTRI SCOPI:

  1. contribuzione Enpaf facoltativa per i farmacisti dipendenti che già possiedono altra previdenza obbligatoria e per i disoccupati iscritti all’albo. 
  2. possibilità di restituzione dei contributi previdenziali Enpaf per quei farmacisti che, avendo altra previdenza obbligatoria, opteranno per la cancellazione da Enpaf, nonchè di quelli silenti.
  3. contribuzione Enpaf legata al reddito e non più a quota fissa per i farmacisti iberi professionisti che hanno questo ente come previdenza di primo pilastro, borsisti compresi.

Chiediamo semplicemente un adeguamento di Enpaf alle Casse di “nuova generazione”, istituite nel 1996 . Tale Casse nascono per i soli liberi professionisti, con aliquote contributive legate al reddito e senza l’iscrizione d’ufficio.

Enpaf rappresenta un’anomalia nel sistema della previdenza italiana. Fare uscire i dipendenti dall’ente, rendendolo per loro facoltativo, costituirebbe un forma di tutela per le fasce più deboli della categoria dei farmacisti.

L’ennesima testimonianza di ciò che succede con ENPAF.

admin 4 commenti

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO QUESTA LETTERA.  UN’ALTRA DENUNCIA DELL’ ENORME DIFFICOLTA’ IN CUI I NOSTRI ISCRITTI VERSANO, A CAUSA DI ENPAF, NELL’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI FARMACISTA COLLABORATORE.

Salve a tutti,  sono un farmacista dipendente e vorrei comunicare un disagio tremendo che, a causa di interessi malsani, sembra non riesca a sfondare il proverbiale muro di gomma.

Quando mi sono abilitato all’esercizio della professione e mi sono iscritto all’Ordine dei Farmacisti, sono stato iscritto d’ufficio anche ad ENPAF, un secondo ente previdenziale obbligatorio che affianca la nostra previdenza di primo pilastro (INPS). ENPAF è un Ente Previdenziale a prestazione fissa, il che vuol dire che richiede immediatamente il pagamento della quota massima di 4500 euro/anno a tutti i farmacisti abilitati, i quali in un secondo momento possono chiedere una riduzione dell’85% (720 euro/anno per avere, dopo 30 anni, una pensione integrativa di 50 euro/mese) oppure chiedere di pagare un “contributo di solidarietà” di circa 180 euro all’anno (non utile a fini pensionistici, di fatto “a fondo perduto”). Pur risultando stagista per sei mesi post-lauream e successivamente dipendente di farmacia, per una serie di disguidi, ENPAF non ha recepito la mia volontà di aderire alla riduzione (quale farmacista neolaureato pagherebbe 4500 euro/anno senza aver mai lavorato?!?) ed ha applicato la quota massima di 4500 euro per i primi due anni di attività professionale.

Il risultato è stato disastroso: una cartella esattoriale di oltre diecimila euro ad un farmacista appena laureato, con l’unica motivazione del “non rispetto” del criterio temporale, pur avendo i requisiti richiesti per accedere alla riduzione. Con il tempo, sono venuto a conoscenza di tutto un sottobosco di azioni di ENPAF nei confronti dei farmacisti dipendenti, la più palese delle quali è la seguente: se un farmacista non riesce a mantener il proprio lavoro per 6 mesi ed un giorno , ENPAF gli chiede 2240 euro/anno, facendo quindi pagare il farmacista che sia disoccupato, il quale resta comunque iscritto all’Ordine dei Farmacisti (con il solo fine di risultare competitivo in ambito professionale), ma è alla continua e DISPERATA ricerca di un lavoro.

Ho conosciuto centinaia di colleghe che si impegnano a lunghe e costose trasferte al Nord, lasciando a casa figli piccoli e marito esclusivamente per raggiungere i proverbiali “6 mesi ed un giorno di lavoro” per non pagare quella esosa quota.

Conosco colleghi numerosi che si sono visti costretti ad espatriare per esercitare questa splendida professione senza l’obolo di ENPAF, così come molti altri si sono cancellati dall’ordine andando a fare chissà quale lavoro non inerente al percorso di studi.

Dal canto mio, una lunga e costosa rateizzazione mi consente di sopravvivere, restando in me il profondo senso di ingiustizia e delusione nei confronti di un Ente che nasce per chi non possiede INPS come previdenza di primo pilastro (TITOLARI E LIBERI PROFESSIONISTI, quindi) ma che di fatto impoverisce una categoria di professionisti che già lavorano in condizioni di disagio (paga oraria lorda di 10,40 euro ed un contratto scaduto nel 2013 e mai rinnovato). L’assurdità consiste nel fatto che ad oggi, in Italia, i professionisti iscritti ad un albo sono obbligati all’iscrizione alla cassa di categoria solo quando liberi professionisti: MA CIO’ NON VALE PER NOI FARMACISTI!

La rateizzazione del debito ENPAF che il nostro iscritto ha richiesto ad Equitalia

Come si può pensare che un disoccupato debba pagare comunque un contributo di solidarietà e, se non trova lavoro per 5 anni, anche un contributo di 2200 euro/anno? Come si fa a sentirsi dei professionisti al servizio della salute dei cittadini in queste condizioni quando le casse di categoria di altre professioni (commercialisti, veterinari, ingegneri) sono state abolite anni fa, ma non la nostra?

Da quando mi sono iscritto a questo comitato, ho sentito di non essere più solo in questa triste battaglia.

Il COMITATO NO ENPAF PER FARMACISTI DIPENDENTI E NON TITOLARI si sta impegnando per aiutare me ed i miei colleghi in queste disperate situazioni. SIAMO DISPERATI, I NOSTRI REFERENTI NON CI ASCOLTANO, I SOLDI CONTANO PIU’ DEI NOSTRI DIRITTI E DELLA NOSTRA DISPERAZIONE.

Grazie per il tempo dedicato alla lettura di questa richiesta di aiuto, distinti saluti,

D.P. Farmacista italiano…ma presto all’estero

ART. 21 Regolamento ENPAF sulla RIDUZIONE: LE INSIDIE SI NASCONDONO NEI DETTAGLI.

admin 1 commento

  • le norme non sono aggiornate ma sommate una dietro l’altra ( vedi termini richiesta di riduzione)
  • per le condizioni richieste per la riduzione si fa anche riferimento a commi, in maniera quindi poco chiara.
  • non si parla di reiscrizione in seguito a cancellazione
  • non si parla dei requisiti richiesti in caso di iscrizioni successive alla prima per periodi frazionati, ma solo di prima iscrizione.

L’art.21 e’ un pasticcio che si trasforma in una trappola per molti colleghi che devono pagare quote sproporzionate rispetto il reddito percepito,quindi arricchendo l’ente e impoverendosi loro.
Il sistema a quota fissa e riduzioni lo possiede SOLAMENTE ENPAF.. 
Tutte le altre casse hanno le aliquote, un sistema che prevede una scrematura iniziale senza la necessità per gli iscritti di dovere giustificare la propria situazione lavorativa di continuo. 
Il problema della perdita della riduzione ENPAF si pone quindi soprattutto per i nuovi iscritti, per i precari, per chi cambia lavoro o lascia la professione. 
Solo il farmacista che lavora a tempo indeterminato in maniera continuativa non ha questo problema della perdita della riduzione.

Art.21 Regoalmento ENPAF (estratto)

La riduzione è concessa su domanda degli interessati e, con esclusione del caso di disoccupazione, può essere richiesta anche per i riscatti di cui all’art. 20.
La domanda di riduzione del contributo previdenziale e quella di versamento del contributo di solidarietà, ai sensi del presente articolo, deve essere presentata, a pena di decadenza, entro il 30 settembre dell’anno precedente a quello per il quale si chiede il beneficio; il termine è prorogato al 31 dicembre del medesimo anno nel caso in cui la
condizione che consente di richiedere la riduzione ovvero il versamento del contributo di solidarietà sia stata acquisita dopo il 30 settembre.
Per coloro che si iscrivano per la prima volta il termine di decadenza per presentare la domanda di riduzione ovvero la domanda di versamento del contributo di solidarietà è
fissato al 30 settembre del primo anno in cui i contributi vengono posti in riscossione.
In caso di perdita della facoltà di riduzione del contributo previdenziale l’interessato è tenuto a farne denuncia all’ENPAF entro l’anno in cui si è verificato l’evento.
A decorrere dal 1° gennaio 2014 la domanda di riduzione del contributo previdenziale e quella di versamento del contributo di solidarietà, deve essere presentata,
a pena di decadenza, entro il 30 settembre dell’anno nel quale, l’iscritto si trovi in una delle condizioni di cui ai commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6 del presente articolo.
La domanda presentata entro il termine di decadenza del 30 settembre, produce effetto a partire dalla contribuzione dell’anno in corso alla data della domanda; per
l’iscritto, che si trovi in una delle condizioni di cui al comma 6 del presente articolo, la domanda di riduzione ha effetto a partire dalla contribuzione dell’anno in cui viene
presentata solo qualora la condizione medesima sia cessata nell’anno precedente a quello per cui si richiede il beneficio della riduzione ovvero del contributo di solidarietà.
Per coloro che si iscrivano per la prima volta, il termine di decadenza per presentare la domanda di riduzione ovvero la domanda di versamento del contributo di solidarietà è fissato al 30 settembre dell’anno successivo a quello di iscrizione all’Ordine; in questo caso la domanda produce effetto a partire dalla contribuzione dell’anno di iscrizione.
Per avere diritto a chiedere la riduzione o il versamento del contributo di solidarietà è necessario che l’iscritto si trovi in una delle condizioni di cui ai commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6 del
presente articolo per un periodo di durata pari, anche per sommatoria, ad almeno sei mesi e un giorno all’interno dello stesso anno solare ovvero ad almeno la metà più un giorno
del periodo di prima iscrizione. Ai fini del computo si terrà conto dei giorni di calendario.
Il termine di decadenza del 30 settembre è prorogato al 31 dicembre nel caso in cui il periodo utile ai fini della riduzione contributiva o del contributo di solidarietà si raggiunga dopo il 30 settembre, fatta eccezione per i soggetti di cui al comma 6 del presente articolo per cui la proroga ha effetto solo qualora la condizione medesima sia cessata nell’ anno precedente a quello per cui si richiede il beneficio della riduzione ovvero del contributo di solidarietà
. “

Alla luce di tutto questo, ci chiediamo ancora perchè moltissimi colleghi perdono la riduzione?

ENPAF VS DISOCCUPATI

admin Nessun commento

Riceviamo e pubblichiamo, su richiesta di una collega, la lettera che descrive il suo problema con Enpaf. Vi chiediamo di riflettere sull’illogicità di questo anacronistico sistema previdenziale, sui danni che produce. Domandatevi: chi vuole e a chi fa comodo questo “status quo”? Una cosa è certa, questa testimonianza non è che la punta dell’iceberg di numerose situazioni di disagio create da Enpaf.

LA LETTERA
Arrivare a metà maggio con l acqua alla gola per cercare al più presto un lavoro e di poter evitare di pagare quelle 2.301€ non è proprio il massimo… Laureata dal 2013 non ho trovato lavori che mi potessero garantire la riduzione Dell 85% e quindi ho usufruito del contributo di solidarietà per 5anni. Quest’anno invece la sorpresa! Disoccupata, con due bimbi piccolini e cercando sempre di trovare un lavoro magari part time, arrivano questi 3bollettini micidiali.. Non so proprio con che logica si possa fare una cosa del genere.. Ho sbagliato a non essermi cancellata entro dicembre dall’ordine.. Convinta che un lavoretto usciva.. E invece mi sono sentita dire che a 32anni e senza esperienza preferisco una neolaureata di 27anni per le tasse diverse che si pagano!! Chi dovrei ringraziare? Che amarezza… Dopo anni di studio.. Di ambizioni… E di sogni… Tutto dovrebbe finire..?!? Sono proprio amareggiata… E dispiaciuta..

Sara D.P