Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di un collega che ci mostra quanto l’ENPAF, ancora una volta, sia l’unico responsabile della rinuncia dei nostri professionisti alla iscrizione al proprio Ordine, e conseguentemente all’esercizio della professione.

Mi sono iscritto all’Ordine dei Farmacisti di Napoli nel mese di Febbraio 2017, ed in quella occasione ho presentato la domanda di riduzione ENPAF.

Ho attestato di essere dipendente pubblico a tempo indeterminato con il profilo di C.P.S. Infermiere, quindi soggetto ad altra previdenza.

Ho allegato tutti i documenti  richiedendo di poter pagare il minimo previsto da statuto ENPAF perchè, pur non esercitando la professione di Farmacista, ero unicamente interessato ad essere iscritto all’Ordine dei Farmacisti , il mio Ordine.

Nel mese di Settembre, però, l’ENPAF mi ha inviato i bollettini da pagare: la cifra totale si aggirava intorno a circa 2300 euro.

A questa richiesta, ho inviato ad ENPAF una PEC richiedendo spiegazioni per tale cifra, e mi fu risposto che pur non avendo un reddito abbastanza alto da permettermi il pagamento di una cifra tale, avrei dovuto comunque pagare perchè non esercitavo la professione di farmacista.

Il giorno successivo mi sono recato all’Ordine e ho proceduto alla cancellazione.

In fin dei conti alla fine la mia iscrizione all’Ordine è durata solamente sette mesi , mi è costata molto denaro ed altro ancora me ne costa.

Ad oggi, infatti, mi ritrovo una cartella esattoriale da parte dell’ Agenzia delle Entrate, con un piano di rateizzazione della durata di 4 anni.

Ritengo profondamente ingiusto ciò che mi è stato fatto, perchè mi sono sempre sentito un farmacista, ed ora pago conseguenze disastrose solo per aver avuto un forte senso di appartenenza ed orgoglio nei confronti dell’Ordine dei farmacisti.

S. C.

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